067 Giusi Parisi • Filastrocche

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PUNTO E I SUOI AMICI

Un giorno Punto si era stancato molto
di essere la conclusione di qualsiasi discorso,
così andava saltellando con indosso la livrea
felice ed entusiasta della sua idea:
di far coppia con lui avrebbe chiesto agli altri segni
per non rimanere soli come pezzi di legni.
Prima va dalla Virgola e le fa un discorsetto
chiedendole, alla fine, di poterle fare da berretto:
Virgola, che sempre freddo sentiva,
acconsentì a quella proposta fuggitiva.
Così Punto e Virgola passeggiavano felici
chiudendo discorsi troppo lunghi come fanno i veri amici.
Punto, poi, da un’asta dritta e da una riccia va
chiedendo loro di potergli fare da scarpa un po’ qua e un po’ là:
l’asta dritta con entusiasmo accettò
e tante cose esclamò
che subito Punto Esclamativo si chiamò;
l’asta riccia era un po’ titubante:
non doveva sembrare goffa
lei che già portava in testa il turbante?
Alla fine, tanto s’interrogò
che Punto Interrogativo si chiamò.
Ma Punto ancora solo si sentiva
voleva un’amica per poter guardare il mare dalla riva.
Passeggiando, un giorno, un bel Punto Femmina incontrò
e subito si precipitò
per chiederle di passeggiare insieme
così come fanno gli anelli delle catene:
da allora i Due Punti furono felici
di farsi tante coccole come dei mici.
Poi tra di loro l’amore scoccò
così Punto si sposò:
essi fecero tre splendidi bambini
che chiamarono Puntini Puntini Puntini.

LA STORIA DELLA LETTERA ZETA

Adesso ti racconto la storia di Zeta
che inizia triste ma termina lieta.
Per un lasso di tempo Zeta non fu mai nominata,
perché alla fine dell’alfabeto venne collocata.
Era molto triste perché era sempre da sola
mai nessun’altra lettera la chiamava né piano né a squarciagola.
Faceva il bucato e cucinava,
sempre e solo se stessa festeggiava.
I bambini, che imparavano l’alfabeto,
lasciavano questo sempre incompleto,
perché a un tratto lo dimenticavano
e a metà lo recitavano
non chiamando mai in causa Zeta
che rimaneva in attesa e immobile come la creta.
Se poi qualche bambino tutte le lettere dell’alfabeto ricordava
giusto alla fine il naso arricciava
e stringendo i denti il nome di Zeta pronunciava,
con voce stridula e nasale
quasi avesse visto un che di spettrale!
Poi un giorno una dolce bambina
comprò da un negoziante una criceta
ma non sapeva come chiamarla,
perché cercava una parola carina
che con criceta facesse rima:
cerca e ricerca, pensa e ripensa,
nulla trovava, neppure dentro la sua dispensa!
Oh mamma, com’era tardi!
I compiti di scuola ancora doveva fare!
Primo compito: l’alfabeto,
“Uff, che noia! E’ peggio che bere l’aceto!”
Ma la piccola non sapeva
che con l’alfabeto il suo problema risolveva.
Ripeti e ripeti, all’ultima lettera finalmente arrivò:
Zeta! E’ questo il nome che tutto il giorno invano cercò!
Così Zeta, la sua criceta chiamò,
e Zeta fu così felice di essere chiamata con allegria,
dal mattino sino alla sera, senza ritrosia,
da una bambina che quel giorno ebbe molta fantasia.
Ecco come iniziò triste e terminò lieta
la lunga storia della lettera Zeta.

QUANDO I DUE ACERRIMI NEMICI S’INCONTRARONO…

Questa è la storia di un incontro epocale
in cui sembrò inizialmente qualcuno farsi male,
poi per fortuna la comprensione vinse
e l’incontro di allegria si dipinse.
Non ci credi affatto?
Be’ … prima di giudicare, ascolta come è avvenuto il fatto.

Un giorno stava passeggiando tranquillamente Hanno
e senza aspettarselo vide da lontano che si avvicinava Anno.
Ad Hanno tutto il fumo dalle orecchie cominciò a uscire
divenne tutto rosso, blu e giallo e poi cominciò a imbrunire.
Mentre anche Anno camminava
vide che il suo nemico sempre più si avvicinava!
A passo prima lento e poi lesto
fece più che poteva, presto, presto!
Quando Hanno e Anno furono tanto vicini
subito cominciarono a gesticolare come fanno i burattini:
gia! Perché erano entrambi tesi e nervosi
che le braccia e le gambe muovevano come in nevrosi!
Fu Hanno prima a incominciare a urlare:
<Tu sei una persona ignobile!
Come puoi somigliare così tanto al mio nome da nubile?
Tutti i bambini mi confondono per te
e poi prendono brutti voti sin sotto al tre!
Questa storia deve finire:
sembra di vivere sempre davanti a uno specchio
o forse tu sei solamente il mio spettro?>
Subito Anno rispose a questi insulti presi di petto:
<Che vuoi da me?
Perché non te la prendi con un bignè?
Non è colpa mia se tu hai davanti un’H mutina
che è tanto grande ma ti fa fare la figura di una cetriolina!
Io invece inizio con la A
che dell’alfabeto è il maragià!>
Hanno e Anno continuano così per un bel po’
sino a quando si stancarono e si sedettero per terra su un paltò.
Alla fine, stanchi delle incomprensioni
decisero si trovare una soluzione per tutti i piagnucoloni
che non sanno distinguere un verbo da un nome
e finiscono per arrovellarsi il budellone:
<Ok, facciamo così:
io che con l’H mutina sono il verbo avere
ai miei bambini decido di ricordare
di coniugarmi al passato prossimo per non sbagliare!>

Da allora Hanno e Anno smisero di litigare
tanto che adesso anche i bambini si riescono a consolare
quando prendono un brutto voto per questo errore di ortografia
che è tanto grave quanto una pessima parodia!

AGLIO E OLIO

C’era una volta Aio
che mai veniva usato in cucina
perché i cibi poco insaporiva.
In quella stessa volta c’era anche Oglio
e anch’esso mai veniva usato in cucina
perché invece i cibi sin troppo saporiva!
Che bel guaio, ahimè,
per due importanti condimenti da re!
Uno i piatti non condisce affatto!
Con l’altro, i cibi fanno nauseare anche il gatto!
Ma quando i due si stavano per rassegnare
ecco che ad Aio un’idea subito appare!
<Perché non mi regali la “g” e la “l”?
Tanto con te fan venire d’oca la pelle!>
<Questa sì che è una grande pensata!
Così di me faranno una bella scorpacciata!>
Da allora Aio divenne Aglio
e venne subito usato per il risotto allo scoglio!
Invece Oglio divenne Olio
che fu felice di non finire più nel buttatoio!

Parisi

Giusi Parisi

Insegnante di Lettere per passione, insegnante di Sostegno per devozione. Scrittrice di libri per ragazzi, è in particolare molto attenta al fenomeno del bullismo.