001 GENITORI / INSEGNANTI Homeschooling sul sofà

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di Elisa Tamburnotti, psicologa
Università di Pavia

Il termine letteralmente significa “fare scuola a casa” e rappresenta una realtà che negli ultimi anni in Italia ha convinto alcune famiglie che hanno deliberatamente scelto di occuparsi personalmente dell’istruzione dei propri figli senza mandarli a scuola, in certi casi coinvolgendo esperti a domicilio in maniera simile a quello che accadeva con i tutori prima dell’istituzione delle scuole pubbliche quando l’istruzione domiciliare rappresentava l’unica forma di istruzione intellettuale.

In Italia l’istruzione parentale è perfettamente legale ed è una delle possibilità di istruzione sancite nella nostra Costituzione (art. 30, 33 e 34) e nel codice civile (art. 147). Ma la scelta dell’Homeschooling prevede alcuni passaggi formali da gestire anno per anno. E come accade per tutte le scelte importanti i genitori si trovano a valutare bene pro e contro di entrambe le opzioni (scuola o casa?) prima di scegliere… ecco perché spesso il dubbio può apparire amletico ed ecco perché troviamo tante pagine web dedicate a questo tema con interviste a genitori ed esperti.

Ma in realtà c’è un altro modo di guardare la questione. L’homeschooling non deve per forza rappresentare una scelta di campo a 360°, una scelta per la vita intera o una scelta in opposizione alla scuola tradizionale. Al contrario può diventare un’esperienza che si integra nell’esperienza scolastica nel percorso scolastico, in maniera simile a quello che accade con altre esperienze formative non accademiche, come ad esempio i viaggi di istruzione o l’alternanza scuola/lavoro, solo per citarne alcune già accreditate. In un’ottica di personalizzazione degli apprendimenti, l’homeschooling può essere molto utile per alcuni studenti per sviluppare alcune specifiche competenze (e ormai lo sappiamo: la parola chiave è “competenze”, e non più “programma”). In generale l’homeschooling ha un grande vantaggio: è flessibile e si adatta alle esigenze dei singoli e dei contesti, anche in quelle occasioni in cui tutto fuori si ferma per eventi straordinari (ad esempio sanitari o metereologici…)

In più, l’homeschooling permette ai singoli di coltivare interessi vecchi e nuovi, di costruire conoscenze e apprendimenti significativi e anche di aprire nuove porte sul mondo e nuove esperienze familiari dato che si svolge in casa o comunque in famiglia. E tutto ciò è sempre più vero grazie alle nuove tecnologie e alla possibilità di condividere facilmente contenuti originali e interattivi, di cui possiamo essere fruitori ma anche autori, avendo però sempre un’unica importante attenzione: quella per la dimensione relazionale ovvero, a ogni età, evitiamo di lasciare lo studente solo con la tecnologia. Ricordiamoci di mantenere viva la possibilità di condividere sempre l’attenzione o l’obiettivo con qualcuno perché gli apprendimenti più importanti avvengono proprio nella relazione. Anzi: si giocano nella relazione! Il secondo aspetto chiave è quello che Renzulli chiama enjoy (divertimento), ma che si declina anche come interesse e curiosità (ricordate la curiosità epistemica?). Ecco dunque alcuni ingredienti da non dimenticare.

Cosa possiamo fare come adulti in questo senso? Come genitori possiamo stare accanto ai nostri figli (se sono piccoli) o, in generale, possiamo creare le condizioni perché si confrontino con altri studenti: fratelli e sorelle o amici, compagni di classe o di corso. In mille modi, ad esempio con una telefonata.
Ma non è necessario condividere lo status di studente, l’importante – ricordiamo – è la dimensione relazionale, quindi largo alla fantasia (altro ingrediente fondamentale!) e alla possibilità per ognuno di noi di condividere con tutti gli “homestudent” di oggi le loro esperienze. Alla pari oppure no… chissà che questa nuova avventura ci permetta di scoprirci mentori, oltre che genitori, docenti, parenti o amici… quindi, buone lezioni sul sofà tutti voi!