GENITORI / INSEGNANTI 4 maggio, Fase 2

fase2

di Elisa Tamburnotti, psicologa
Università di Pavia

Oggi inizia la fase 2, tutti ne scrivono, tutti ne parlano, tutti cercano di capire cosa significa passare dalla fase 1 alla fase 2: cosa cambia in questo passaggio? Non è certamente questo lo spazio per approfondire tutte le novità ma vorremmo provare a toccare alcuni passaggi specifici.

Innanzitutto, per questo portale si chiude la fase di caricamento di contenuti: l’antologia è completa. Resta a disposizione (online) di tutte le famiglie e le scuole che ci hanno seguito in queste 10 settimane. Ma come spesso accade per le cose belle, c’è un inizio e c’è una fine: accade per gli spettacoli (teatrali o musicali), per il libro della vita (che tu lo stia scrivendo o leggendo), per ogni vacanza (anche per la più bella) e anche, ad esempio, per l’infanzia.

Non sappiamo di preciso quando finisca l’infanzia, ma sappiamo che prima o poi finisce, deve finire.

Non sappiamo di preciso dove cominci e dove finisca l’adolescenza, ma sappiamo che prima o poi comincia e finisce, prima o poi deve cominciare e deve finire.

Le fasi della vita si caratterizzano per dei precisi “compiti di sviluppo” (espressione coniata da Havighurst* negli anni ‘50), e ognuna di esse ha un inizio e una fine, anche se spesso non è facile distinguerne i confini se escludiamo la nascita e la morte… e accanto a queste due parole è impossibile non pensare alla sensazione di impoverimento culturale, di vera e propria defraudazione personale, per chi ha sperimentato l’impossibilità di celebrare i riti collegati a questi eventi durante l’emergenza Covid (dalle visite in ostetricia, ad osservare i neonati dietro al vetro, alle visite ai parenti dei defunti nelle case talvolta recitando il rosario). Eppure, ci sono cose che non possono aspettare, e continuano ad accadere anche in emergenza. Solo che accadono e basta, senza contorno, senza persone che ti accompagnino o che ti supportino. I vecchi riti sono sospesi. Le tradizioni sono sospese. Tutto fino a data da destinarsi.

Ma nel frattempo i bambini crescono, gli adolescenti crescono: benché il loro raggio di azione attuale e la gamma di contatti umani sia paragonabile a quella della prima infanzia…

Nel frattempo, gli alunni di quinta elementare e gli studenti di terza media concluderanno un ciclo senza essersene nemmeno accorti… senza aver vissuto i classici riti di passaggio che ogni scuola prepara per salutare i propri studenti che stanno per diventare “ex” e che ogni scuola prepara per accogliere le matricole, gli studenti che cominciano e che hanno bisogno di familiarizzare con i nuovi ambienti e le nuove dinamiche…

Nel frattempo, i diciassettenni diventeranno maggiorenni… e i maturandi si matureranno… senza aver vissuto i classici riti di passaggio che caratterizzano questi traguardi.

E allora, uno dei compiti di questa fase due può essere quello di iniziare a preoccuparsi di come supplire alla mancanza di questi riti. Come celebrare questi passaggi da una fase all’altra della vita, come riuscire a dare nuovi significati a questi passaggi? A questi traguardi? Come supportare la consapevolezza e la responsabilità, ma anche la fiducia in una società che ti riconosce per ciò che sei diventato?

La verità è che non si è quasi mai veramente pronti ad affrontare i cambiamenti e i passaggi che le circostanze o il tempo ci impongono… ma l’appuntamento con il rito fa sì che tu non ti possa tirare indietro e soprattutto fa sì che le persone accanto a te non possano tirarsi indietro dal riconoscere che qualcosa sta cambiando e dal dimostrare (a te e al mondo) il loro sostegno e la loro fiducia. E mentre dimostrano questo accompagnano e supportano (ogni timore o insicurezza) ma soprattutto legittimano, danno significato a ciò che sta accadendo.

Allora, la domanda posta qualche riga sopra è qualcosa che noi adulti non possiamo ignorare, una sfida a cui non possiamo sottrarci perché ne va delle fondamenta del futuro.

E anche se a livello pratico non cambiano molte cose dalla fase 1 alla fase 2 (ad esempio per la scuola non cambia nulla, si continua con la DaD-Didattica a distanza), abbiamo comunque il dovere di allargare gli orizzonti e alzare lo sguardo ritornando a pensare al futuro: al futuro del mondo (finalmente si torna a parlare di energie rinnovabili e a ripensare città e modi di vivere in modo che siano più “smart”) ma anche al futuro di bambini e ragazzi, non solo a livello di azioni specifiche o di preparazione scolastica in generale ma anche in termini di significati. Ancora una volta, abbiamo bisogno di nuovi significati: nuove parole e nuove narrazioni, nuovi inizi e nuove conclusioni, nuovi riti e nuovi ruoli, nuovi sogni e nuovi desideri…

Buona fase 2 a tutti voi!

*PS. Un compito di sviluppo è un compito che si presenta in un determinato periodo della vita di un individuo e la cui buona risoluzione conduce alla felicità e al successo nell’affrontare i problemi successivi mentre il fallimento di fronte ad esso conduce all’infelicità, alla disapprovazione da parte della società e a difficoltà di fronte ai compiti che si presentano in seguito (Havighurst, 1952,1953).