008 Giorgio Bacchin • Quando la luna quella volta

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Giorgio Bacchin racconta La luna quella volta

Quando la luna quella volta

di Giorgio Bacchin

Sono sicuro che più di una volta ti sarà capitato di guardare il cielo, magari quando è buio di sera…e di vederla la…più o meno piena…sì, parlo della Luna.

Da un po’ di tempo ormai, riceve solo occhiate distratte, una volta invece. 

Tutti qui sulla terra le hanno dedicato almeno un pensiero, molti l’hanno presa come loro simbolo…la luna degli innamorati, dei matti, dei gatti, dei lupi, dei pesci…I contadini, conoscevano a memoria le sue fasi (le chiamano così) e si regolavano affinché il raccolto fosse buono!

Addirittura qualcuno era convinto che fosse un enorme formaggio volante.

Recentemente si è volati da lei, passeggiandole sulla superficie.
Ma tutte queste attenzioni per Lei, sono finite.
Sarà forse, che con gli astronauti e i satelliti, la luna in televisione e sui libri l’hanno vista un po’ tutti, ora di lei si parla molto meno e lei si sente sola, perciò vuole un giocattolo!

Siccome però non sa quale, vorrebbe scegliere bene e vederne qualcuno da vicino, proprio per farsi un’ idea. Dato che è veramente forte, con la sua forza magnetica una notte, attira su di se tutti i giocattoli in circolazione…

Sulle prime, gli astronomi pensano a degli asteroidi :- ma gi asteroidi cadono! -: dice il loro capo, ma quando un panda di peluche, volteggia davanti a loro grosso grosso (per via del telescopio),
tutti si convincono che si tratta di giocattoli!

La mattina dopo, tutti i bambini non fecero caso all’ordine della loro cameretta :- la mamma avrà messo in ordine…
Le mamme anche se un po’ sorprese pensarono la stessa cosa dei figli, ma al ritorno da scuola, quando venne il momento di giocare…
I giocattoli erano spariti!
E giù a pensare e a ripensare, a chiedere al papà, alla nonna, agli amici degli amici e via di questo passo fino al sindaco, il quale essendo papà, aveva iniziato la ricerca dei giochi dei figli già da qualche ora…sospendendo per assenza giustificata, la riunione del consiglio.
Incredibile scoperta, non solo i bambini del comune, ma  la regione, anzi…tutto il mondo, in tutto il mondo non c’era più traccia dei giocattoli!

La radio, la televisione, i giornali, tutti parlavano dell’incredibile scoperta, anche se pochi erano i lettori e gli spettatori non impegnati nelle ricerche.

Questi di qua pensavano che quelli di là, fossero i responsabili, ma siccome quelli di là dicevano la stessa cosa, in qualche modo si scoprì che tutti erano vittime dello stesso mistero.

Unici testimoni, oltre ai gatti, erano gli astronomi, i quali con molta cautela avevano avvertito le autorità. Ma siccome la scienza ha bisogno di prove, dopo complicatissimi calcoli, non essendo pervenuti alla scientifica dimostrazione di quanto avevano visto in cielo, fu scelto di tacere sull’accaduto.
Del resto le autorità, considerando la telefonata degli astronomi uno scherzo, non diedero peso al particolare, tanto più che essendo padri, zii e nonni erano ormai impegnati nella ricerca dei giocattoli.

Nessuno più partiva con gli aerei, i treni erano vuoti, la televisione era spenta.
Giornalisti, direttori, attori e piloti, macchinisti e bigliettai, generali e persino le spie, tutti in giro per il mondo a rovistare in ogni dove.
Autorevolissimi presidenti d’industria insieme a docenti universitari discutevano con i bambini sulle possibili cause; i bambini, emozionati e stupiti, si divertivano un sacco a cercare con gli adulti, a rovistare nei cassetti degli uffici, nelle cantine, sugli alberi, in tasca di questo e di quello.
Finalmente con i grandi si stava giocando ed era un gioco nuovo, senza orari, divieti e oggetti, solo loro e i grandi.
Solo di sera, per la stanchezza e la fame, vennero sospesero le ricerche. Un astronomo, zio di bambini, approfittando del periodo di calma, con estremo imbarazzo suo e grande meraviglia dei nipoti e della gente, riuscì a spiegare come fosse andata in realtà

Tutti intorno al telescopio, una veloce messa a fuoco ed ecco risolto il mistero…
Fu fotografata da tutte le parti la Luna, si collegarono le telecamere ai telescopi e sui maxischermi si poteva vedere la luna circondata da milioni di giocattoli.
I più leggeri galleggiavano alti, formando un anello, come quello di Saturno.
I più pesanti rimbalzavano qua e là sulla superficie. In quel mare nero, gli oggetti sembravano vivere e fluttuare come splendenti creature degli abissi marini.

La gente per le strade, col naso rivolto alla luna, guardava meravigliata, in un magico silenzio, l’incredibile spettacolo.
Come succede, dopo ogni bellissimo gioco, per ogni bambino arriva il momento del sonno: chiudono gli occhi davanti a quello spettacolo felici tra le braccia delle madri, dei padri.

Più tardi, ma molto più tardi anche gli adulti si abbandonano al sonno.
E la Luna?
Beh, non si aspettava una cosa del genere, quando tutti i giocattoli arrivarono attorno a lei, la tristezza fu ancora più grande.
Sapeva che un giocattolo non Le avrebbe dato la compagnia che cercava. Pensava che ormai, per quelli della terra, fosse diventata un semplice vicino un po’ polveroso e di cui si sa tutto.
Mentre pensava a questo, si accorse che tutti laggiù la stavano guardando, sentiva salire la meraviglia e l’ammirazione, quelle dei vecchi tempi.
Questo le restituì una grande felicità, cominciò a girare più forte, così da far danzare i giocattoli intorno a lei. Il suo antico e romantico legame con la terra era tornato…forse sarebbero tornati a trovarla, decise quindi di restituire i giocattoli.

Alle prime luci, la gente tutta eccitata per quanto era accaduto si animava per le strade…sembrava di essere a carnevale, ma senza maschere, tutti a ridere a stupirsi a raccontarsi.
Mentre tutto questo allegro vociare riempiva le strade, dalle nuvole spuntavano i primi giocattoli.
Dondolando, lenti e solenni scendevano  chi tra le braccia di bambini muti di stupore, altri impigliandosi tra i rami degli alberi, nei laghetti dei parchi tra stormi di anatre e cigni, in groppa alle giraffe, nei prati e sui tetti.
Spingendosi in ogni direzione durante la morbida discesa molti finirono al largo sul mare, per tornare tra le onde sulle rive di paesi remoti. Per i bambini, trovare giocattoli scesi dal cielo, significava ricevere un dono incomparabile, che fosse di semplice pezza o di povero legno.
Di tanto in tanto, qualche gioco sbuca ancora tra le nuvole a riempire di meraviglia chissà quale bambino di questo mondo, certamente alcuni non sono ancora tornati…ma questa è un’altra storia.

 

Bacchin

Giorgio Bacchin

Nato a Milano, con una spiccata passione per il disegno artistico. Diplomato grafico, come free-lance collaboro con studi, agenzie, e case editrici. Dopo un’esperienza triennale presso un’azienda editoriale milanese, decido di dedicarmi a tempo pieno all’illustrazione. Agli inizi degli anni novanta inoltre, sono docente di illustrazione per l’editoria scolastica presso lo I.E.D. di Milano. Lavoro con i più importanti gruppi editoriali in Italia e nel mondo.